Mi candido o non mi candido? Il dilemma di Alemanno resta. Ma il tempo corre e i nodi devono essere sciolti in breve tempo. Entro settembre al massimo. Ve l'ho raccontato più volte. Il sindaco spera di trovare una via d'uscita "nazionale", una porticina per smarcarsi dalla candidatura al Comune di Roma del 2013. Perché per vincere servirebbe un miracolo. E forse non basta neanche quello, come scrisse Giorgia Meloni in un sms: "A Roma il Pdl non vince neanche se candida Gesù Cristo". Ma smarcarsi non è facile. Non ci sono spazi aperti nel Pdl, oggi. Così, Gianni per ora è costretto a tenere il piede in due staffe. Da una parte lavora per conquistare un ruolo nazionale, dall'altra si prepara alla campagna elettorale da sindaco promuovendo liste civiche e scrivendo Libri Bianchi in cui raccontare il suo lavoro a Roma.

Tra quattro mesi, però, il sindaco sarà costretto a scegliere. Se si vorrà candidare alla Camera dei deputati per le elezioni politiche 2013 dovrà dimettersi da sindaco di Roma. Questo lo impone la legge. Sei mesi prima della chiamata alle urne i sindaci delle città con più di 20.000 abitanti devono consegnare la fascia tricolore a un commissario, se vogliono sperare di sedersi nell'aula di Montecitorio. È vero, in passato sono state fatte delle eccezioni. Primi cittadini di Comuni sopra ai 20.000 sono rimasti in carica, si sono candidati alla Camera e una volta eletti hanno ottenuto una sorta di sanatoria da parte della Giunta per le elezioni. Ma è una forzatura. Per il sindaco della Capitale non si può, sarebbe un precedente troppo importante. A settembre Gianni deve decidere: o la Camera o il Campidoglio.