Raniero Busco non è il mostro di via Poma. Non ha ucciso lui Simonetta Cesaroni. La Corte d'Assise di Appello di Roma lo ha assolto dall'accusa di omicidio per "non aver commesso il fatto", ribaltando così la sentenza di primo grado che lo aveva indicato come il killer della ragazza.
Quando i giudici pronunciano la sentenza Busco scoppia in lacrime, l'aula del Tribunale esplode in un grande applauso. Del resto, anche nel processo di primo grado, il prubblico e i giornalisti che hanno seguito il processo erano convinti dell'innocenza di Raniero. Per lui è una liberazione. Un'emozione fortissima, tanto che non regge la tensione e cade a terra per un mancamento. Il fratello urla di gioia. Anche il legale di Busco esulta: "Raniero Busco non ha detto niente quando è stata letta la sentenza. Ha pianto e basta - dice l'avvocato Paolo Loria - . Per noi questa sentenza rappresenta un grande sollievo. Ciò significa che bisogna avere fiducia nella giustizia e che il processo d'appello ha ancora un suo valore. Contro Busco non c'erano proprio elementi. Ci fa piacere che questa vicenda giudiziaria sia stata seguita con partecipazione da tanta gente schieratasi con Busco senza nutrire dubbi. Ciò ha consentito al ragazzo, a sua moglie e ai suoi familiari di poter condurre una vita relativamente normale in questi due ultimi anni".
Ma ora il giallo resta. Chi ha ucciso Simonetta il 7 agosto del 1990 con 29 coltellate in via Poma 2, all'interno degli uffici dell'Aiag?
















