Il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni sarà deciso dai pm. Dopo aver per tanti anni osannato i magistrati sperando che fossero essi stessi a fare fuori Berlusconi, adesso i leader di sinistra provano lo stesso trattamento del fuoco lento. Ti metto lì e ogni giorno ti tiro una bella palata di merda. Oppure ti metto lì, ti guardo nelle mutande e ti tiro fuori il marcio che c’è. Ieri Bersani ha appreso della notizia dell’arresto dell’architetto Sarno che, secondo l’accusa, sarebbe collettore delle tangenti della sinistra a Sesto San Giovanni. Bersani non c’entra nulla salvo che il ras locale della sinistra a Sesto era Filippo Penati, capo della segreteria politica del segretario del Pd. Per carità, siamo garantisti.

Vorremmo però porre a Bersani la stessa domanda che il Pd ha chiesto alla Polverini a proposito di Fiorito: ma non s’è accorto di nulla? Può essere che non si sia avveduto di nulla. Per Bersani arriva una seconda mazzata: l’inchiesta sulla sua segretaria Zoia Veronesi. Oggi s’apprende che è di circa 150.000 euro l'ammontare della truffa che viene contestata dalla Procura di Bologna alla segretaria storica di Pier Luigi Bersani. Veronesi è stata indagata per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna in relazione all'incarico che ottenne da viale Aldo Moro alla fine del maggio 2008 e che mantenne per circa un anno e mezzo: i 150.000 euro sono dati dalla somma degli stipendi percepiti (in quanto "dirigente professional", una qualifica che le fu attribuita appena tre giorni prima di affidarle l'incarico) e per una serie di rimborsi legati al ruolo di incaricata di curare i rapporti col Parlamento per conto della Regione.

L'ipotesi degli inquirenti, che si sono mossi sulla base dell'esposto presentato dal deputato Fli Enzo Raisi, è che Veronesi a Roma non abbia mai fatto ciò per cui è stata pagata dalla Regione: le indagini svolte dalla Gdf, infatti, non hanno trovato riscontri o giustificativi che testimonino il suo lavoro. A firmare le due determine con cui prima venne data a Veronesi la qualifica di "dirigente professional" e poi l'incarico è stato Bruno Solaroli, all'epoca capo di gabinetto di Vasco Errani in viale Aldo Moro. A Solaroli, per questo, è contestato il reato di abuso d'ufficio. Son garantista anche con la Veronesi ma pongo la stessa domanda che Bersani la stessa domanda che il Pd ha chiesto alla Polverini a proposito di Fiorito: ma non s’è accorto di nulla? Se Bersani finisce (politicamente) sotto a un treno (ma non glielo auguro, ovviamente), si dovrebbero avvantaggiare gli avversari.

Come Nichi Vendola. Macché. Vendola è sotto processo a Bari. Sotto processo, mentre Formigoni è solo indagato e la Polverini manco quello ma i giornali non si occupano di Nichi e lo lasciano tutti i giorni filosofeggiare invece di parlare di come è stata gestita la sanità in puglia. Proprio oggi la Procura di Bari ha chiesto la condanna a 1 anno e 8 mesi per il presidente della Regione Puglia, accusato di concorso in abuso d'ufficio con riferimento al concorso da primario di chirurgia toracica all'ospedale San Paolo, vinto dal professor Paolo Sardelli. Chiesta la stessa condanna a 1 anno e 8 mesi per l'allora direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, coimputata con le stesse accuse. L'udienza si svolge a porte chiuse davanti al gup Susanna De Felice. Il giudice scioglierà in chiusura d'udienza la riserva sull'ammissione degli ulteriori atti depositati dall'accusa. Se venisse condannato, la logica vorrebbe che Vendola si ritiri. Se fossi in Matteo Renzi non starei più tanto tranquillo.