Sono andato a pranzo in zona Prati nei giorni scorsi. Vicino via Teulada. Lì ci sono tanti della Rai e de La7 che vanno a mangiare. Si riesce sempre a scambiare qualche battuta e può servire per fare pubbliche relazioni (non si sa mai). Mi sono messo a chiacchierare con un dirigente de La7. Quello che mi ha sorpreso è che capivo, dalle sue parole, che si preparano all'addio di Enrico Mentana. Il ragionamento che mi faceva era questo. Michele Santoro ha fallito. Servizio Pubblico è andato male. Volevano chiudere già a Natale, poi hanno deciso di andare avanti fino alla fine della stagione.

Ma la trasmissione è vecchia, usurata, agli italiani non gliene frega più nulla dell'informazione partigiana e militante. Preferirebbe uno specialone sull'Imu, come si paga, che fare. Oppure un programma su che fare dei propri risparmi, chi ancora ne ha. Di bunga bunga non frega più nulla a nessuno. Di qui la riapertura delle trattative con la tv del gruppo Telecom. Stavolta sembrano andare a buon fine. La dimostrazione starebbe nel fatto che prima Satoro si è candidato a direttore generale della Rai, poi si è "dimenticato" di mandare il curriculum a Monti. I due, Michele e Chicco, si detestano. Tanto che Mentana, il 26 aprile scorso, lo ha accolto a braccia chiuse. Prima ha detto: ''La trattativa tra Michele Santoro e La7 c'è.

Io ero favorevole a che lui venisse già prima e non ho cambiato idea. Ci sono professionisti che creano credibilità e ascolto e Santoro è uno di questi''. Quindi ha parlato con una punta velenosa de La7: ''Santoro fa sempre lo stesso programma da molti anni chi ha osteggiato Santoro è stato il Pd che lo vede come un corpo estraneo''. Esattamente come un anno fa, nel momento determinante delle trattative. Mentana andò in tv e annunciò che Santoro aveva quasi firmato, facendo saltare il banco. Stavolta è stato più sottile ma si prepara ad andare via. D'altro canto la sua tv indipendente un po' contro tutti piace molto a palazzo Chigi.