C’è una parola che nessuno nel governo vuole pronunciare. Questa parola è “manovra”. Per meglio dire Manovra. Una nuova manovra economica s’affaccia all’orizzonte, un’altra mazzata per gli italiani. Il governo ha ritoccato le stime della crescita. Originariamente si era pensato di porre a -1.4% il dato sul Pil nel 2012, un punto secco in meno rispetto a quanto era stato previsto a inizio anno. Un punto di Pil in meno significa quasi venti miliardi in meno. Forse anche per questo all’ultimo momento si è deciso di abbassare quel dato fissandolo nel Def, il documento economico finanziario, a quota –1,2%, che tutto sommato è un’iniezione di ottimismo o una sospensione del pessimismo perché il dato è più vicino a un punto percentuale che a un punto e mezzo. Gli organismi internazionali non sembrano tanto farsi convincere. Il

Fmi ha dichiarato che il pareggio di bilancio lo raggiungeremo nel 2017. E lo spread è tornato a galleggiare attorno a quota 400 punti mentre a questo punto, nelle stime del Prof, sarebbe già dovuto essere stabilmente sotto quota 300: significa che pagheremo più tassi di interesse sui titoli di Stato, tra i cinque e i dieci miliardi. A livello mondiale Monti non entusiasma più. Anche per questo sarà ben difficile per il premier evitare di intervenire di nuovo sulle tasche degli italiani. La domanda ora è: quando? Sicuramente non ora che ci sono le amministrative.

Sicuramente non subito dopo perché il Paese sarà alle prese con il pagamento dell’Imu. Ma da fine giugno ogni momento è buono. Per fare cosa? Certamente un’altra valanga di tasse a questo punto diventa pericolosa. La politica di assoluto rigore non porta risultati. Nel senso che all’Italia ha dato un momento di respiro ma ha compresso la crescita, gli italiani si sono spaventati e non comprano più nulla che non sia strettamente necessario. Crescere, dunque. Ma come? Se lo chiedete a Corrado Passera, il ministro dello Sviluppo, vi mostra un bel power point, che IlPortaborse vi ha anticipato, come nella migliore tradizione di Mc Kinsey che dice un sacco di cose belle per non dire assolutamente nulla. Chi non arrivare a fine mese non ce ne se fa nulla. Per concludere, come diceva Emanuel Kant: Mo’ so’ cazzi