Ho atteso ventiquattr’ore. Il tempo di riflettere un po’. Mi ha molto colpito l’intervento di Fabrizio Cicchitto alla Camera ieri. Per tre motivi.

Primo, fa impressione che il Pdl si faccia rappresentare da uno così. Cicchitto è stato parlamentare dal ’76 ed è ben noto a tutti come un esponente, ancorché di seconda fascia, della prima repubblica. E’ come se Pier Ferdinando Casini mandasse in tv a rappresentare l’Udc da Paolo Cirino Pomicino o il Pd mostrasse come proprio volto Achille Occhetto (sempre che Occhetto fosse disponibile).

Secondo, faceva impressione la veemenza del discorso di Cicchitto contro il ddl anticorruzione. Il capogruppo del Pdl alla Camera ne fa una questione personale. Come se venti anni da Mani pulite fossero passati invano. Come se fossimo ancora a quei giorni del ’92. Come se ancora fossimo nel pieno di una guerra civile pm contro politici. Anzi, non politici. Ma socialisti. Non a caso dopo di lui sono intervenuti Lehner, che scrisse il libro “Toga, toga, toga” teorizzando il golpe del pool di mani pulite, e Barani, quello che ancora mette il garofano rosso al petto come se Craxi fosse ancora vivo. I democristiani, invece, quando si parla di corruzione non paiono affatto essere ancora colpiti così sul vivo.

Terzo, fa impressione vedere come Cicchitto abbia trasformato una vittoria in una clamorosa sconfitta. Proprio sulla questione etica si era verificata una drammatica spaccatura della foto di Vasto. Il Pd a favore e, guarda caso, l’Idv contro. Con Di Pietro che sbraitava e infieriva sui democratici. Poi è intervenuto Cicchitto è s’è messo a sparare a zero. Un genio. Sui media è passata solo l’impopolare battaglia del Pdl contro la legge anticorruzione (lasciando immaginare che il Pdl sia il partito a tutela dei corrotti) e non la devastante spaccatura a sinistra. Bravo, Cicchitto. Poi Berlusconi si lamenta del fatto che il suo partito perde un punto a settimana….