Robè, tu lo sai che io ti voglio bene, e non un messaggio mafioso, io ti voglio bene davvero e faccio il tifo per te, anche adesso che sei un po' passato di moda e fai meno audience: anzi, proprio per questo ora ti voglio ancora più bene e ti seguo sempre, sempre, per questo ti conosco bene e so che certe volte ti curvi con la testa verso il basso per superare quell'attimo di imbarazzo che ti prende quando sai di aver dimenticato di dire qualcosa. Ti era successo già con l'apologia di Michel Petrucciani, ti ricordi, l'altra volta, ieri sera l'hai fatto ancora, hai avuto un lapsus forse non proprio freudiano.

Sai che io, prima di fare il portaborse, scrivevo, poi purtroppo la vita, i reumatismi, la politica, e mi sono ritrovato a servire i potenti. Lo sai, Robè, il confine tra il trasporto di notizie e quello delle borse è labile, si può scivolare da un momento all'altro dall'altro lato. Ma tu Robè, non devi correre questo rischio, quando parli dei politici li devi trattare tutti allo stesso modo, li devi tenere a distanza, Robè, non cedere alle simpatie personali perché quelli ti fottono, Robè. Ieri sera, per esempio, sei stato fantastico nella ricostruzione dei legami della N'drangheta col Pdl e la Lega, a quei cialtroni della Padania gliel'hai fatta vedere tu, e manco gli hai ricordato Belsito, sei stato un signore, Robè.

Però a un certo punto hai abbassato la testa come a cercare un punto invisibile sul pavimento. Stavi parlando di Vincenzo Giudice, il papà della candidata al consiglio comunale Sara Giudice, che avrebbe chiesto e ottenuto voti per la figlia in cambio di favori futuri alla mafia calabrese. A quel punto avresti dovuto ricordare che Saretta era l'anti-Minetti, fuoriuscita dal Pdl per le sue posizioni rigorose sull'etica pubblica, approdata al partito di Fini, Futuro e libertà, ed era candidata al consiglio comunale di Milano con il Terzo polo quando il papà aveva chiesto voti sporchi per lei. Sì, lo so, Robè, lei è diventata anti-berlusconiana, la Minetti è bona ma la schifi, pure io, Fini sta con i giudici e da tempo i suoi ti corteggiano, a te che eri un po' di destra quel partitino piace, lo so, ti sembra un'isola felice. Anzi, forse ti sembrava. E allora, forse, per non assaporare fino in fondo quella delusione, ti sei scordato di dire in che partito milita Sara Giudice. Che ha anche un bel cognome, Robè, ispira legalità. Ma che c'entra? Fai attenzione, Robè, perché basta un attimo per diventare portaborse, te lo dico io.